Descrizione: E' un formaggio che si consuma generalmente fresco o semistagionato. In questi casi esprime soprattutto sentori lattei ed erbacei, grande morbidezza al palato e sensazioni gustative che vanno dall'acido al dolce. Esistono anche versioni più stagionate, abbastanza atipiche, che offrono una maggiore complessità organolettica, con sempre le note erbacee in evidenza. In cucina si presta a numerosi impieghi. Si abbina bene sia con i vini bianchi sia con i rossi molto giovani.
Zona di produzione: Area di produzione del Casolèt della Val di Sole: Val Val di Rabbi e Val di Sole (provincia di Trento).
Ingredienti: Latte intero di mucca proveniente da una o due mungiture
Caratteristiche: Tipico cacio di montagna a pasta cruda e tenera fatto con latte intero. Un tempo si faceva solo in autunno, quando le mandrie erano già scese dagli alpeggi, le vacche si apprestavano all'asciutta e le mungiture giornaliere erano scarse: era il formaggio di casa per eccellenza, da consumare prevalentemente in famiglia nei mesi invernali. Le forme più tradizionali hanno ancora oggi uno scalzo di circa 10 cm per 10 circa di diametro, in totale un chilogrammo scarso di peso. Come spesso accade nelle produzioni artigianali, non esiste uno standard preciso né nella lavorazione né nelle dimensioni e, a volte, le forme sono di due, tre chilogrammi. Anche un tempo succedeva, proprio perché si lavorava il latte che si aveva a disposizione ogni giorno: secondo le quantità le forme riuscivano più o meno grandi.
Stagionatura: Oggi il Casolét viene prodotto soprattutto con latte pastorizzato dai caseifici di fondovalle e viene consumato fresco dopo 20, 30 giorni, ma un tempo lo si conservava anche tre, quattro mesi.
Note: Gli abitanti di alcuni paesi di queste valli come Celentino venivano chiamati casoletti. Il nome ha un'origine latina: deriva da "caseolus" che significa piccolo formaggio
Lavorazione: La lavorazione prevede l'uso di latte crudo di una o due mungiture, l'aggiunta di caglio liquido di vitello e, dopo circa 15, 20 minuti, la rottura della cagliata in grumi grandi quanto una noce. Dopo il deposito della cagliata sul fondo del recipiente, si estrae il siero, si preleva la cagliata e la si pone negli stampi dove si rivolta più volte nello stesso giorno. Il giorno successivo si procede alla salatura a secco o in una salamoia leggera per circa sei ore.